È il mese dei bilanci, dei propositi e dei piccoli rituali che ci aiutano a fare pace con ciò che è stato e a dare forma a ciò che verrà.
Non servono grandi gesti: bastano momenti veri, quelli che ti fanno respirare più a fondo.
L’anno scorso, nella notte di Capodanno, ho seguito una tradizione che non avevo mai preso davvero sul serio: i dodici chicchi d’uva. Ne avete mai sentito parlare?
Funziona cosí: intorno alla mezzanotte del 31 dicembre, si mangiano i chicchi d’uva, seduti sotto al tavolo e si visualizzano dodici propositi, Un chicco per ogni proposito.
E mentre li mangiavo i chicchi d’uva, visualizzavo… come mi sarebbe piaciuto sentirmi nei mesi a venire.
Spoiler: Molte di quelle intenzioni si sono realizzate.
Non credo sia stata l’uva, né il “rito” in sé.
Credo sia stato quel momento di presenza: l’atto di visualizzare, di crederci per davvero, di concedermi la possibilità di desiderare senza grandi aspettative..
Perché i buoni propositi funzionano quando li sentiamo nostri, quando diventano più un orientamento che un elenco di obiettivi.
L’uva è solo una scusa, una porta aperta: il resto lo fa la nostra chiarezza interiore.

E quest’anno, voglio ripartire da lì.
Da una lista semplice, non perfetta:
tre cose da costruire, tre da custodire, tre da lasciar andare.
Perché i propositi non sono obiettivi da raggiungere: sono direzioni da scegliere.
Sono il modo più gentile per ricordarci chi vogliamo essere.
Qualunque sia il tuo piccolo rituale, che possa accompagnarti verso un nuovo anno più presente, più luminoso e più tuo.
E grazie, come sempre, per essere parte di Terracotta.

